Il colino è uno di quegli utensili che si compra quasi distrattamente, convinti che “uno vale l’altro”. Poi arriva il momento di scolare la pasta, filtrare un brodo o setacciare la farina, e ci si rende conto che quello strumento generico non funziona come dovrebbe. La verità è che scegliere il colino giusto cambia davvero il risultato finale di molte preparazioni, e conoscere le differenze tra le varie tipologie evita sprechi di denaro e frustrazioni in cucina.
Maglia fine, maglia larga: non è un dettaglio secondario
La dimensione della maglia è il primo elemento da valutare. Un colino a maglia larga va bene per scolare pasta, verdure lessate o legumi: i buchi sono abbastanza grandi da far defluire l’acqua rapidamente senza trattenere nulla di solido. Quando invece si lavora con preparazioni più delicate — un coulis di frutta, una crema pasticcera, un brodo che deve risultare limpido — serve una maglia fine o finissima, capace di trattenere anche le particelle più piccole.
Per chi fa pasticceria o lavora spesso con farine e cacao in polvere, il colino a maglia finissima diventa quasi un setaccio: distribuisce gli ingredienti in modo uniforme ed elimina i grumi prima ancora che si formino nell’impasto. Non è lo stesso utensile di quello usato per scolare gli spaghetti, e trattarli come tali porta sempre a risultati mediocri.
Materiali: acciaio inossidabile, plastica o nylon?
Sul mercato si trovano colini in tre materiali principali, ognuno con un campo d’uso specifico. L’acciaio inossidabile è la scelta più versatile e duratura: resiste al calore, non assorbe odori, non si deforma nel tempo e si lava facilmente anche in lavastoviglie. È il materiale consigliato per uso quotidiano e professionale.
I colini in plastica costano meno ma cedono con le temperature alte: usarli per scolare acqua bollente può deformarli, con ovvie conseguenze sulla tenuta nel tempo. Rimangono utili per operazioni a freddo, come lavare la frutta o scolare ingredienti già raffreddati.
Il nylon è spesso usato nei colini cinesi o in alcuni modelli da pasticceria: è delicato, non graffia le pentole in rame o antiaderente, ma va maneggiato con cura e non sopporta bene gli usi prolungati ad alte temperature.
Le tipologie che vale la pena conoscere
Oltre al classico colino a cupola con manico, esistono varianti pensate per esigenze specifiche:
- Colino cinese (o chinois): forma conica, maglia molto fine, ideale per filtrare salse e fondi di cottura in modo impeccabile.
- Colino a pistone: dotato di un disco mobile che aiuta a spingere le preparazioni attraverso la maglia, utile per passare puree e creme direttamente nel contenitore.
- Colino con piedini: si appoggia autonomamente sulla ciotola o sul lavello, comodo quando si lavora da soli e si ha bisogno di entrambe le mani libere.
Come scegliere in base all’uso reale
Prima di acquistare, vale la pena ragionare su cosa si cucina davvero con frequenza. Chi prepara spesso brodi, salse e fondi ha bisogno di almeno un chinois in acciaio. Chi si limita alla cucina quotidiana può orientarsi su un colino a maglia media in acciaio inossidabile con piedini, che copre la maggior parte delle esigenze. Chi fa pasticceria dovrebbe avere anche un colino a maglia finissima separato, da usare esclusivamente per farine e polveri.
Avere due o tre colini diversi non è un lusso: è semplicemente avere gli strumenti adatti al lavoro che si vuole fare. E in cucina, come in molti altri ambiti, lo strumento giusto fa metà del lavoro.
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